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Quadro normativo

Il concetto di whistleblowing è stato inserito nel panorama giuridico italiano con la Legge 6 novembre 2012, n. 190 - Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione, come modificata dalla Legge 24 giugno 2014, n. 90, che ha inserito l’articolo 54-bis nel D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 – Testo Unico sul Pubblico impiego.

La normativa sul whistleblowing in ambito pubblico è poi stata potenziata dalla Legge 30 novembre 2017, n. 179, che ha modificato il sopra richiamato articolo 54-bis D. Lgs. n. 165/2001 a seguito delle osservazioni elaborate nel 2013 nel “Rapporto OCSE sull’integrità in Italia” e della relazione dell’Unione sulla lotta alla corruzione adottata dalla Commissione europea nel 2014. La Legge n. 179/2017, inoltre, ha introdotto all’art.  6 del D.Lgs. n. 231/2001 i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, contemplando così l’istituzione di sistemi di segnalazione di illeciti in ambito privato, per quanto rileva ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

Con riferimento all’ambito pubblicistico, la disciplina del whistleblowing è completata e integrata dagli interventi dell’ANAC: in particolare, la Determinazione ANAC n. 6 del 28 aprile 2015 – Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblowing) e la Delibera ANAC n. 690 del 1 luglio 2020 - “Regolamento per la gestione delle segnalazioni e per l’esercizio del potere sanzionatorio in materia di tutela degli autori di segnalazioni di illeciti o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro di cui all’art. 54 bis Decreto legislativo n. 165/2001” (che sostituisce la precedente versione adottata con Delibera n. 1033 del 30 ottobre 2018  e successivamente modificata con la Delibera n. 312 del 10 aprile 2019).